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Una lingua amata
Oggi è l’antica ma ancora
vivissima lingua islandese che dà agli islandesi una speciale identità,
particolarmente amata e coltivata. I primi coloni portarono con sé
l’antico linguaggio vichingo, il “latino del Nord”, parlato in
tutta l’allora Scandinavia e oltre, le cui complesse grammatica e
struttura inflessionali si sono preservate virtualmente immutate fino
a oggi solamente in Islanda, mentre negli
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altri Paesi nordici si è
sviluppata verso altre direzioni. La lingua islandese si è conservata
intatta per un’unica combinazione storica di secoli di isolamento,di
alfabetismo diffuso sin dal Medioevo e di amore per le antiche saghe
che gli islandesi ancor oggi possono leggere direttamente – e ciò
che più conta, non solo le possono leggere, ma lo fanno.
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Antichi tesori
La gloria e le imprese
dell’antica cultura islandese non sono conservate in edifici e
monumenti, ma in racconti ancora vivi e popolari: le Saghe, che
registrano le gesta di quegli eroi, i quali coscientemente forgiarono
l’identità indipendente del popolo islandese. Nate nei sec. XII e
XIII, le Saghe sono una combinazione di storia ed invenzione vivamente
drammatizzata, resoconto non solo dei fatti locali, ma anche delle
“res gestae” di re ed eroi delle altre nazioni nordiche.
L’antica poesia islandese serba inoltre i miti norreni, da nessun’altra
parte conservati. Una delle giornate più
memorabili della moderna storia islandese fu quando i primi di molti
antichi manoscritti vennero finalmente restituiti dalla Danimarca, il
21 aprile del 1971. I codici pergamenacei sono attualmente conservati
nell’Istituto Arnamagneano di Reykjavik, dove vengono studiati,
indagati, mostrati al pubblico – ed ammirati.
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