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Uccelli dal piumaggio
Quando le prime sterne artiche dell’anno si
gettano in picchiata per pescare nel laghetto di Reykjavik, o i primi
pivieri dorati cinguettano per prati e valli, gli islandesi sanno che
la primavera è finalmente arrivata. Un posto particolare tra le
specie avicole occupa il corvo, rispettato, amato ed un po’ temuto,
la cui sagoma nera e i cui gracidi sono familiari in ogni parte del
paese. Nelle contrade deserte nidificano rari esemplari di aquile
marine e i tipici girfalchi islandesi, un tempo vanto di re stranieri,
e oggi una delle specie protette. Molte varietà di anitre abbondano
in laghi e stagni, mentre innumerevoli sono gli uccelli marini. I
pulcinella di mare sono divenuti il simbolo delle isole Vestmannaeyjar,
le cui scogliere a picco sul mare fanno da loro dimora, mentre un
piccolo scoglio dell’arcipelago, l’Eldey, ospita un decimo della
popolazione mondiale di sule.
La terra stessa crea un altro contrasto, quello con il mare, linea di separazione e al medesimo tempo di congiungimento con il mondo esterno, mezzo numero uno di sostentamento per gli abitanti di questa nazione. Tutto paradossale come gli islandesi stessi, che hanno scelto di vivere ai limiti del mondo abitabile, fortemente consci delle proprie radici e tradizioni, ma proiettati e già inseriti nel moderno mondo tecnologico.
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Un cavallo coi piedi per terrà
Il “servo più fedele dell’uomo” è come
gli islandesi chiamano i loro tipici cavalli, più piccoli di quelli
noti altrove, ma ben più robusti e tenaci, importati al tempo dei
primi coloni, più di mille anni fa. Da sempre compagni fidati, i
cavalli islandesi hanno rivestito nel corso dei secoli una funzione
insostituibile, sia per gli
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spostamenti di qualsiasi tipo che per i
lavori contadini e quelli legati alla pastorizia. Oggi si stima una popolazione di ca. 70.000 esemplari, allevati per lo
sport e il tempo libero degli abitanti delle città, in cerca di
piaceri a contatto con la natura incontaminata. Il cavallo islandese
è in grado di marciare in cinque passi differenti e costituisce una
razza pregiata e stimata al di fuori dei luoghi natii. In molti paesi
si tengono campionati per purosangue appositamente importati
dall’Islanda da appassionati allevatori.
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Cittadini lanuti
La caratteristica pecora islandese è diventata cittadino onorario a
tutti gli effetti, dopo secoli di dipendenza pressoché totale
dell’uomo dall’agricoltura, tanto che le pecore superano per
numero gli abitanti dell’isola. Le pecore giunsero in Islanda con i
primi coloni, e la loro caratteristica più spiccata è la mancanza
della coda, mentre il
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vello si è raddoppiato nel corso
dell’evoluzione, ed è costituito da uno strato soffice interno a
contatto con la pelle e di uno più spesso ed impermeabile manto
esterno, a prova di intemperie, per una combinazione di comfort e
calore per i quali la lana islandese è rinomata. Gli ovini forniscono
inoltre carni deliziose dal sapore di cacciagione fornitogli dalla
dieta a base di erbe selvatiche verdi dei pascoli islandesi. Ogni
autunno i contadini vagano per settimane al raggruppamento dei capi,
che pascolano liberi durante la stagione estiva, e il raduno delle
greggi è uno dei grandi eventi sociali delle comunità rurali.
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